Non scendere in campo in una gara decisiva per l’intero campionato vuol dire non avere qualità morali, oltre che tecniche e tattiche. Il Bari visto al “Partenio-Lombardi” di Avellino si è autocondannato a una retrocessione che, alla luce di quanto mostrato in questo torneo di B, è più che meritata. Anzi, analizzando un po’ il percorso stagionale e le tante vittorie ottenute in maniera casuale, la compagine biancorossa meriterebbe di retrocedere in Serie C da ultima della classe.

D’altronde, se in una sfida decisiva come quella contro gli uomini di Ballardini non si effettua nemmeno un tiro in porta per tutti i 90 minuti e si regalano due reti agli avversari con marcature a dir poco approssimative, significa non voler neanche provare a raddrizzare una stagione nata male e che sta per concludersi nel peggiore dei modi. I numeri di questo Bari, dopo trentasei giornate, sono ovviamente impietosi: solo 34 punti raccolti, peggior attacco del campionato e seconda peggior difesa, per non parlare dei dati penosi relativi ai tiri in porta e alle occasioni da rete create.

Eppure, la squadra che sta affrontando questo girone di ritorno è quasi del tutto diversa da quella della prima parte del torneo. Certo, qualche piccolo segnale positivo si è visto rispetto al Bari di Vicari e Meroni, ma davvero troppo poco per poter dare una svolta alla stagione. Con Moreno Longo in panchina si sperava nel miracolo, ma anche il tecnico piemontese è caduto nel calderone delle nefandezze tattiche e motivazionali di chi lo ha preceduto. Molte le scelte tattiche e di formazione discutibili, così come l’ormai nota spocchiosità davanti a microfoni e telecamere.

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Nicola Lucarelli
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Doveva essere la classica partita della vita, invece si è assistito all’ennesimo disastro di questo Bari targato 2025/26. A sole tre gare dal termine, in un ambiente caldo e motivante come quello del “Partenio – Lombardi”, bisognava giocare una gara col coltello tra i denti. Invece la squadra di Longo ha fatto da vittima sacrificale dinanzi a un lupo affamato di punti e gloria. Dopo questa sconfitta, il baratro della Serie C è sempre più vicino.

SCELTE INIZIALI: Per la sfida all’Avellino, il tecnico del Bari Moreno Longo deve fare a meno di Darboe, Esteves e Verreth. I biancorossi scendono in campo col modulo 3-4-2-1: in difesa si rivede Nikolaou, con Cistana che non va neanche in panchina. Conferma per Braunoder a centrocampo. Nell’Avellino il tecnico Davide Ballardini non può contare sull’Ex Simic oltre a Milani e Reale. La formazione irpina scende in campo col modulo 4-3-1-2, in attacco il bitontino Patierno.

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Nicola Lucarelli
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Un’identità mai trovata e l’ultimo appello per evitare il baratro: squadra in ritiro a Matera

Se si volesse raccontare questa stagione del Bari con una sola immagine, probabilmente sarebbe quella di una squadra sospesa tra ciò che dovrebbe essere e ciò che, in realtà, è diventata. Non è solo una questione di classifica, né soltanto di risultati: è una sensazione più profonda, quasi strutturale, che accompagna ogni partita e che rende ogni giudizio inevitabilmente instabile.

La verità è che tra il Bari e realtà come il Venezia o il Monza esiste oggi un divario che va oltre il punteggio o la singola prestazione. Il Venezia è una squadra che ha trovato un’identità chiara, che gioca con leggerezza e convinzione, che attacca con continuità e che sa incidere anche con giocatori non sempre centrali nei discorsi iniziali. Il Bari, al contrario, sembra ancora alla ricerca di una forma definitiva, come se ogni partita fosse un esperimento più che una conferma. E questo, più che l’episodio singolo, racconta una stagione intera.

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Nicola Lucarelli
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“Difficile analizzare una gara così”. Moreno Longo mastica amaro dopo la sconfitta incassata dal Bari, la diciassettesima in campionato, contro il Venezia.

“L’approccio iniziale è stato buono – ha proseguito il tecnico biancorosso -, ma certi errori individuali non possono accadere in gare così importanti contro squadre come il Venezia. Il risultato è pesante e meritato. Commettendo certe ingenuità diventa impensabile rimanere in partita. Prendere il raddoppio alla fine del primo tempo rende quasi impossibile la reazione. Sbagliamo nei momenti topici delle partite, come già avvenuto a Monza. Ora dobbiamo avere la forza di rialzarci e perseverare nelle ultime tre gare. Abbiamo fatte cose buone in passato, possiamo ripeterle”

Labaricalcio

Che l’impegno fosse proibitivo, lo si sapeva. Ma regalare tre reti a questo Venezia non era necessario, anche perché la formazione di Stroppa avrebbe (stra)vinto comunque contro questo Bari. Enorme la differenza tecnica e tattica tra le due compagini, d’altronde i 41 punti di differenza lo certificano. La formazione lagunare domina nel primo tempo, segnando due reti con Haps e chiude i conti a inizio ripresa con Adorante. In tutte le marcature arancioneroverdi c’è lo zampino di un calciatore del Bari. La formazione di Longo è apparsa troppo impaurita e distratta per poter impensierire la capolista. Intanto mancano solo tre giornate al termine e la situazione è ancora molto complicata.

SCELTE INIZIALI: Per la sfida al Venezia, il tecnico del Bari, Moreno Longo, deve rinunciare allo squalificato Dorval e agli infortunati Dickmann, Darboe, Esteves, Pucino e Verreth. L’allenatore piemontese schiera i suoi col modulo 3-5-2: a centrocampo si rivede Traore insieme a Braunoder e Maggiore, conferma per Mane e Piscopo sulle corsie laterali.
Nel Venezia, il tecnico Giovanni Stroppa deve fare a meno di Schingtienne, Franjic, Farji e Bjarkason. L’ex fantasista del Foggia Milan schiera i suoi col modulo 3-5-2, in attacco la coppia Adorante – Yeboah.

PRIMO TEMPO: La gara inizia con otto minuti...SEGUI IL LINK PER LEGGERE LA SECONDA PARTE DELL'ARTICOLO:

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