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22/02/11 - Si torna a casa...la serie B!!!

22/02/2011, 11:12


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Si torna a casa...

di Mirko Cafaro

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Signori si scende, ultima fermata. Arrivederci serie A, si torna a casa. Si a casa, in serie B, dove il Bari ha meritato di tornare, in quest'ultimi sei mesi, attraverso una gestione tecnico-societaria poco lungimirante e una squadra che adesso rischia di far perdere la faccia ad un'intera città. Dodici partite alla fine e la chiara evenienza di battere tutti i record negativi della massima serie. Continuo a ripeterlo durante lo spazio sportivo di "B and the Gang" (trasmissione in onda ogni mattina, dalle 7.25, su Radio Ufficiale e emittente locale): "Signori, tocca trovarci un hobby, che ci accompagni e magari distragga sino alla fine di questo campionato". Dal giro di giostra dello scorso anno, con una salvezza già in tasca e la voglia di continuare a stupire, magari inseguendo un posto Uefa; alla via crucis di oggi: già retrocessi a tre mesi dalla fine (e anche prima!). Trovare responsabili, ora, diventa gioco sin troppo semplice, a condizione, però, che non si punti il dito verso una sola componente. A questo punto, infatti, si può parlare solo di corresponsabilità: societarie (utopistico il tentativo di raggiungere il massimo risultato - la permanenza in A - con il minimo sforzo), tecniche (squadra incompleta a settembre, scelte sbagliate in sede di mercato, gestione quantomeno discutibile della preparazione fisico-atletica) e a carico dei giocatori. Si, quest'ultimo, è il tasto forse più dolente. Sono mesi che non si vede la squadra lottare come dovrebbe, per onorare la maglia e una città che ha sempre coccolato ciascun giocatore, portandolo in palmo di mano. L'ultimo "spettacolo" dell'Olimpico è stato da vietare ai minori. Novanta minuti (o poco meno, se si escludono taluni sporadici sprazzi) da "sparring partner" della Lazio, che in tutta onestà non è mai sembrata desiderosa di rendere rotondo il punteggio. Perchè altrimenti ci sarebbe riuscita (strepitoso Gillet a parte). Insomma, se è rimasta un po' di dignita e un rigurgito di orgoglio è il momento di farne tesoro e tirarli fuori. E' il momento opportuno, ma non per tentare il miracolo, rassegniamoci, semplicemente per rialzare la testa. E prima di chiudere, un'ultima raccomandazione/preghiera: i giocatori la smettano di servire dichiarazioni come cibi pre-cotti nel post-partita. "Non abbiamo perso le speranze"; "Possiamo ancora farcela", "Dobbiamo guardare avanti e fare punti". Basta. Basta davvero. Se ci credono sul serio, che lo dimostrino in campo. Altrimenti, meglio il silenzio stampa.


fonte:fonte non consentita.com
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