
Se un Tribunale accogliesse la tesi in base a cui la Procura sta chiedendo il fallimento del Bari, l’effetto potrebbe essere dirompente per l’intero calcio italiano. Il ragionamento suona più o meno così: siccome la società biancorossa ha sempre generato perdite, e verosimilmente chiuderà in perdita anche quest’anno, allora significa che è strutturalmente inadeguata in quanto si regge semplicemente sulle promesse della famiglia De Laurentiis di ripianare i debiti a fine campionato. Ma non è, questo, il meccanismo su cui si basa l’intero sistema dello sport professionistico? Se guardiamo al mondo del calcio, alla serie A, nello scorso campionato sono state appena due le squadre che hanno presentato bilanci in attivo, mentre in tutti gli altri casi le perdite – in alcuni casi rilevanti – sono state coperte dalla proprietà.
Nella memoria con cui insiste per il fallimento, la Procura dice anche qualcos’altro. Sostiene infatti che l’impegno assunto dalla Filmauro della famiglia De Laurentiis non è sufficiente a garantire il rispetto degli obblighi, perché si tratta di una semplice lettera: un creditore non potrebbe insomma pretendere di essere pagato sulla base di un pezzo di carta. Sarebbe servita una fideiussione, o meglio ancora una ricapitalizzazione in denaro e non una semplice rinuncia ai finanziamenti erogati dal socio per 15 milioni.
Un’ultima considerazione. La Procura ha chiesto che il Tribunale fallimentare, in caso di liquidazione della Ssc Bari, conceda l’esercizio provvisorio per consentire la prosecuzione del campionato fino a fine stagione. E’ una situazione che Bari ha già vissuto nell’anno della meravigliosa stagione fallimentare, il campionato di serie B 2013-2014 in cui il Bari fallito riuscì ad approdare ai playoff sfiorando la promozione, trascinato da una città intera. E’ bastato che la Gazzetta oggi raccontasse della richiesta di esercizio provvisorio per scatenare di nuovo le fantasie della piazza. Certe storie, però, difficilmente si ripetono. La vita non è un film.
Massimiliano Scagliarini