
DAL Bari della libidine a quello palla lunga e pedalare. La partita contro il Genoa ha segnato la fine di un progetto tecnico, che partendo dal trionfo in serie B con Antonio Contee proseguendo con il decimo posto in A del Bari targato Giampiero Ventura, aveva calamitato l' attenzione dei buongustai del calcio. Ora che è tutto finito, a Bortolo Mutti non resta che ripartire da zero, come ha fatto in occasione della gara del suo debutto sulla panchina del Bari. Dal sogno si è passati al calcio più concreto ed elementare che ci possa essere, fatto di lanci lunghi e di grande spirito di sacrificio. «Dobbiamo provarea stare il più a lungo possibile nella metà campo avversaria», ha provato a spiegare il tecnico lombardo. Nei due giorni durante i quali ha preparato la gara contro il Genoa, ha soprattutto assecondato il desiderio dei suoi ragazzi di scrostarsi del fraseggio articolato, marchio di fabbrica del calcio di Ventura. Quando le cose andavano bene, quella melina prolungata soprattutto in fase difensiva, era considerata il fiore all' occhiello del suo modo di vedere il calcio. Ma in questa stagione, quando le cose hanno cominciato a prendere una brutta piega, quel pallone fatto girare dai piedi di un difensore a quelli dell' altro, è diventato sempre più pesantee ingestibile. Ora che lo possono lanciare in avanti senza troppo fronzoli, Masiello e compagni sembrano essersi liberati da un incubo, ma non si può certo dimenticare che lo scorso anno era uno spettacolo vederli giocare senza paura. Una cosa è certa: il giocattolo, sotto il profilo tattico, si è definitivamente rotto. Domenica scorsa è stato impressionante vedere la trasformazione della squadra, che ha di fatto rinnegato se stessa, prendendo una strada completamente diversa. Proprio nell' ottica del lancio lungo a cercare la testa di uno dei due attaccanti, si è avuta la sensazione che Castillo sia forse la punta più pronta a recepire il cambiamento. L' argentino, entrato in campo subissato dai fischi, ha risposto con una delle sue migliori prestazioni con la maglia biancorossa. E' stato anche protagonista dell' azione del gol annullato a Okaka, con una sponda viziata secondo l' arbitro da una spinta ai danni di kaladze: «Ho rivisto solo una volta l' azione incriminata. Io ho anticipato il mio avversario, credo che sia stato addirittura lui a venirmi addosso. L' arbitro era posizionato bene, ma ha giudicato male». Ma a tenere banco sono soprattutto i fischi che lo hanno accompagnato all' ingresso in campo. «Se ci sono, li devi prendere e portare a casa. Una cosa però sento di dire: penso di avere le stesse colpe dei compagni.E poi ho giocato solo quattrocento minuti in questo campionato, non tanti. A volte ho fatto anche male, ma in altre occasioni penso di avere dato il mio contributo». Inevitabile il riferimento a Ventura, il tecnico che lo ha fortemente voluto a Bari e che ora non c' è più. «Non mi va di parlare di questa vicenda, sono cose che competono alla società. A volte proprio per ripagare la fiducia del mister e di Matarrese, mi sono fatto tradire dall' ansia. Con Mutti qualcosa è cambiato, si cerca di stare più avanti, però tutti dobbiamo lavorare in fase di riconquista della palla. La Lazio? In questi ultimi tempi non l' ho vista bene. Dobbiamo provarci: a noi servono otto vittorie per centrare la salvezza. Io e la squadra ci crediamo». Sarà anche per questo che il Bari ha deciso di anticipare la partenza per Roma a venerdì mattina. Ieri allenamento differenziato per Gillet e Kutuzov. La prossima settimana potrebbe tornare in sede Barreto. - ENZO TAMBORRA
http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... lunga.html



