17/02/11 - Qualunquemente Bari!!!
Inviato: 17/02/2011, 9:10
IN PRIMO PIANO
Qualunquemente Bari
Una storia che non decolla, una proprietà che non ambisce: l’ultima (probabile) caduta in Serie B, logica conseguenza del pressapochismo gestionale.
di Mauro Solazzo

“I have no dream”, potrebbe tranquillamente essere lo slogan di Vincenzo Matarrese. Chiariamo subito, a scanso di equivoci: il richiamo al film-evento di Antonio Albanese “Qualunquemente“ e al suo strampalato personaggio (Cetto La Qualunque), non vuole essere legato in nessun modo alle modalità poco consone e finanche illegali, con le quali il candidato sindaco persegue i propri fini. Del film, gli elementi che possono essere accomunati alla gestione dell’A.S. Bari, sono per l’appunto lo slogan citato in apertura ed il famigerato programma, che nell’incedere del racconto cinematografico si scopre non esistere (“il programma non c’è, il programma è l’ultimo dei problemi”, cit.), così come nella triste realtà del Bari Calcio probabilmente non è mai esistito.
Nessun sogno, dunque, nessuna proiezione al futuro: solo mero calcolo aritmetico, teso a non rompere gli equilibri del bilancio consolidato. Laddove due più due faccia molto meno di quattro, ci si prodiga con grande applicazione affinché venga resa giustizia all’aritmetica. In trentatré anni di reggenza matarresiana, raramente i proprietari si son resi protagonisti di costruzioni di squadra dispendiose. La memoria, ci rimanda solo ad un paio di timide eccezioni: quella a cavallo tra il 1987 ed il 1988, quando in due sessioni di mercato estivo, il diesse Franco Janich portò alla corte dei Matarrese Pietro Maiellaro, Corrado Urbano, Antonio Di Gennaro, Paolo Monelli e Lorenzo Scarafoni, ovvero il meglio che si poteva ottenere per una squadra in procinto di affrontare un campionato di Serie B; e quella più datata, risalente al lontano 1979, quando l’allora presidente Antonio Matarrese mise a disposizione del tecnico Antonio “Mimmo” Renna, giocatori di prim’ordine quali gli attaccanti Giacomo Libera e Vincenzo Chiarenza, il regista Alberto Bacchin, i difensori Marcello Sasso e Stefano Garuti ed il portiere Marcello Grassi.
Preistoria, oramai. Sono anni che Bari attende pazientemente di diventare la “Juventus del Sud”, come promesso dai proprietari. E pensare che di occasioni, nel corso degli anni, ce ne sono state eccome: tutte le volte, però, la storia ci ha raccontato che si è preferito accontentarsi, “cullarsi sugli allori”, provare a gestire, piuttosto che mordere alle caviglie l’obiettivo per cercare di dare una svolta significativa alla storia del Bari ed un senso alla lunga reggenza.
L’ultimo eclatante esempio, in ordine di tempo, è sotto gli occhi e sulla bocca di tutti. Il Bari, mai come in questo ultimo biennio, è stato lì lì sul punto di compiere il fatidico salto di qualità, quel salto magari anche pericoloso, come lo sono tutti i salti più o meno nel buio, ma che avrebbe consentito alla città ed ai suoi splendidi sostenitori di conoscere meglio e di farsi conoscere in Europa. Sarebbe bastato quel “tanto così” perché il sogno diventasse realtà e invece, ancora una volta, “nisba”. La rottura del rapporto tra il Bari e Giorgio Perinetti, che a questa stessa città si era legato in maniera quasi indissolubile, ha avuto lo stesso effetto che avrebbe uno scossone dato con forza a qualcuno che dorme. Ha riportato cioé i sognatori, quelli veri (i tifosi), sulla Terra, mettendoli a confronto muso contro muso con la cruda realtà, fatta di pressapochismo progettuale e scelte al ribasso.
Il campionato tutt’ora in corso, potrebbe essere l’ultimo dell’era Vincenzo Matarrese quale reggente lo scettro dell'A.S. Bari: ci si augura che possa essere anche l’ultimo della dinastia matarresiana, visti e considerati i pregressi e le prospettive. E’giunto il momento che la proprietà prenda seriamente in considerazione l’idea di un disimpegno, totale o quantomeno della quota di maggioranza, affinché il Bari dei prossimi anni possa essere amministrato e gestito da uomini in grado di profondere energie (mentali ed economiche) fresche e di liberarlo dall’ormai ultradecennale ostaggio del qualunquismo calcistico.
fonte non consentita.com
Qualunquemente Bari
Una storia che non decolla, una proprietà che non ambisce: l’ultima (probabile) caduta in Serie B, logica conseguenza del pressapochismo gestionale.
di Mauro Solazzo

“I have no dream”, potrebbe tranquillamente essere lo slogan di Vincenzo Matarrese. Chiariamo subito, a scanso di equivoci: il richiamo al film-evento di Antonio Albanese “Qualunquemente“ e al suo strampalato personaggio (Cetto La Qualunque), non vuole essere legato in nessun modo alle modalità poco consone e finanche illegali, con le quali il candidato sindaco persegue i propri fini. Del film, gli elementi che possono essere accomunati alla gestione dell’A.S. Bari, sono per l’appunto lo slogan citato in apertura ed il famigerato programma, che nell’incedere del racconto cinematografico si scopre non esistere (“il programma non c’è, il programma è l’ultimo dei problemi”, cit.), così come nella triste realtà del Bari Calcio probabilmente non è mai esistito.
Nessun sogno, dunque, nessuna proiezione al futuro: solo mero calcolo aritmetico, teso a non rompere gli equilibri del bilancio consolidato. Laddove due più due faccia molto meno di quattro, ci si prodiga con grande applicazione affinché venga resa giustizia all’aritmetica. In trentatré anni di reggenza matarresiana, raramente i proprietari si son resi protagonisti di costruzioni di squadra dispendiose. La memoria, ci rimanda solo ad un paio di timide eccezioni: quella a cavallo tra il 1987 ed il 1988, quando in due sessioni di mercato estivo, il diesse Franco Janich portò alla corte dei Matarrese Pietro Maiellaro, Corrado Urbano, Antonio Di Gennaro, Paolo Monelli e Lorenzo Scarafoni, ovvero il meglio che si poteva ottenere per una squadra in procinto di affrontare un campionato di Serie B; e quella più datata, risalente al lontano 1979, quando l’allora presidente Antonio Matarrese mise a disposizione del tecnico Antonio “Mimmo” Renna, giocatori di prim’ordine quali gli attaccanti Giacomo Libera e Vincenzo Chiarenza, il regista Alberto Bacchin, i difensori Marcello Sasso e Stefano Garuti ed il portiere Marcello Grassi.
Preistoria, oramai. Sono anni che Bari attende pazientemente di diventare la “Juventus del Sud”, come promesso dai proprietari. E pensare che di occasioni, nel corso degli anni, ce ne sono state eccome: tutte le volte, però, la storia ci ha raccontato che si è preferito accontentarsi, “cullarsi sugli allori”, provare a gestire, piuttosto che mordere alle caviglie l’obiettivo per cercare di dare una svolta significativa alla storia del Bari ed un senso alla lunga reggenza.
L’ultimo eclatante esempio, in ordine di tempo, è sotto gli occhi e sulla bocca di tutti. Il Bari, mai come in questo ultimo biennio, è stato lì lì sul punto di compiere il fatidico salto di qualità, quel salto magari anche pericoloso, come lo sono tutti i salti più o meno nel buio, ma che avrebbe consentito alla città ed ai suoi splendidi sostenitori di conoscere meglio e di farsi conoscere in Europa. Sarebbe bastato quel “tanto così” perché il sogno diventasse realtà e invece, ancora una volta, “nisba”. La rottura del rapporto tra il Bari e Giorgio Perinetti, che a questa stessa città si era legato in maniera quasi indissolubile, ha avuto lo stesso effetto che avrebbe uno scossone dato con forza a qualcuno che dorme. Ha riportato cioé i sognatori, quelli veri (i tifosi), sulla Terra, mettendoli a confronto muso contro muso con la cruda realtà, fatta di pressapochismo progettuale e scelte al ribasso.
Il campionato tutt’ora in corso, potrebbe essere l’ultimo dell’era Vincenzo Matarrese quale reggente lo scettro dell'A.S. Bari: ci si augura che possa essere anche l’ultimo della dinastia matarresiana, visti e considerati i pregressi e le prospettive. E’giunto il momento che la proprietà prenda seriamente in considerazione l’idea di un disimpegno, totale o quantomeno della quota di maggioranza, affinché il Bari dei prossimi anni possa essere amministrato e gestito da uomini in grado di profondere energie (mentali ed economiche) fresche e di liberarlo dall’ormai ultradecennale ostaggio del qualunquismo calcistico.
fonte non consentita.com