Matarrese, il tempo è scaduto
Il piano non va bene alle banchePassati senza accordo i 60 giorni per il concordato
con riserva. Il tribunale potrebbe dare altri due mesiBARI - Il primo tempo è finito con un nulla di fatto. Adesso il gruppo Matarrese chiederà al tribunale che venga concesso anche un secondo. I «due mesi per salvarci» dell’annuncio dello scorso 10 febbraio — giorno in cui la Salvatore Matarrese spa presentò al tribunale di Bari la domanda per il cosidetto concordato «con riserva» o «in bianco» per bloccare due istanze di fallimento già partite, sono scaduti ieri. In realtà, formalmente, c’è ancora un’altra settimana di tempo perché l’ok del tribunale (da cui contare i 60 giorni) arrivò il 18 febbraio. Ma ormai il tempo è trascorso senza aver trovato un accordo con le banche creditrici (Mps, Bnl, Popolare di Bari, BancApulia, Carime e UniCredit), né con la totalità dei fornitori. Negli ulteriori due mesi di tempo che il tribunale vorrà concedere — se lo vorrà — alla Salvatore Matarrese non resterà che perseguire la strada del concordato preventivo in continuità aziendale che in caso di esito positivo prevede una percentuale di ristoro uguale per tutti i creditori (sempre secondo la gradualità prevista dalla legge). In realtà, questa dai Matarrese è sempre stata considerata una «soluzione di minimo».
Ma in mancanza di un accordo con le banche è l’unica possibile. «La prima versione presentata dai Matarrese è inaccettabile — commentava ieri un banchiere coinvolto nell’operazione — se il giudice dà altri 60 giorni e cambiano il piano ne riparliamo». Cambiare il piano, per le banche, significa chiedere meno soldi. La Salvatore Matarrese spa avrebbe bisogno di nuova finanza per soddisfare i fornitori e ha chiesto al pool di banche 40 milioni. Giudicati eccessivi dalle banche, tenendo anche presente che Mps e BancApulia tra il 2008 e il 2010 anticiparono circa la metà dei 37 milioni di risarcimento per la vicenda Punta Perotti e prima di erogare nuovi finanziamenti avrebbero voluto rientrare in possesso di quella somma pari a circa 20 milioni. L’unica strada, per i Matarrese, di riaprire il discorso con gli istituti di credito è portare a termine la cessione del villaggio turistico Torre Cintola di Monopoli, da due stagioni chiuso ai turisti per dissidi tra la proprietà — i Matarrese, appunto — e la società che da un decennio gestiva la struttura turistica, la romana Mareneve. Solo così si potrebbe ridurre la necessità di nuova finanza da chiedere alle banche. Ma nelle condizioni in cui è il gruppo, stretto dal tribunale — da una parte — e dalle banche e fornitori — dall’altra — vendere non è cosa semplice.
11 aprile 2014
Michelangelo Borrillo
Corriere del Mezzogiorno