da Pacha_Dom » 11/11/2015, 12:23
OMICIDIO SCIANNIMANICO
Japigia e «il mondo di mezzo»
Nuova pista nel delitto di Beppe
L’ipotesi: interessi comuni tra clan e mandante, eliminato un ostacolo
di Bepi Castellaneta
BARI A tratti può sembrare la feroce sceneggiatura di un film, una storia drammatica e crudele che racconta la banalità del male, vale a dire un omicidio innescato da un velenoso cocktail di carrierismo criminale e gelosia che può persino rivelarsi il movente di un delitto. Ma la vicenda della tragica fine di Giuseppe Sciannimanico, assassinato il 26 ottobre a colpi di pistola, potrebbe celare anche dell’altro. E’ quanto sospettano i detective della squadra mobile che hanno arrestato i presunti assassini e ricostruito quella sera di sangue al quartiere Japigia, ma non hanno concluso le indagini. Che, al contrario, vanno avanti e si concentrano sul movente. I riflettori degli investigatori adesso sono puntati sulla zona grigia di un quartiere a rischio, il mondo di mezzo di una vasta fetta della città dove la criminalità organizzata detta regole ed è abituata a muoversi con passo felpato per il mantenimento della pax mafiosa. Una strategia mirata a tenere lontane le forze dell’ordine e salvaguardare un groviglio di torbidi affari che alla fine potrebbero aver inciso sulla condanna a morte di un innocente. Lui, Giuseppe Sciannimanico, 28 anni, noto come Beppe, brillante consulente immobiliare di Tecnocasa, gran lavoratore e persona assolutamente perbene senza grilli per la testa, potrebbe essere rimasto stritolato da un ingranaggio messo in moto dalla feroce gelosia di uno dei presunti killer ma accelerato da una convergenza di interessi della criminalità organizzata, favorevole a sbarazzarsi di un possibile ostacolo in una propria roccaforte.
Per il momento si tratta solo di un’ipotesi, un ragionamento condotto dagli investigatori guidati dal dirigente della squadra mobile, Luigi Rinella, che nel giro di pochi giorni hanno fatto luce sul delitto: sono stati arrestati Roberto Perilli, 47 anni, il rivale sul lavoro, titolare di un’agenzia immobiliare a Japigia che temeva la concorrenza della vittima, e l’uomo che avrebbe premuto il grilletto, Luigi Di Gioia, 51 anni, con amicizie in frange della criminalità del quartiere. La polizia ha raccolto elementi concreti: una testimonianza, i contatti telefonici, le parole pronunciate dal presunto sicario in un corridoio della questura. Ma nel mosaico investigativo potrebbero spuntare ulteriori tasselli in grado di gettare nuova luce su un caso che non può dirsi chiuso.
L’ipotesi di un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata è basata su alcune considerazioni che ormai sono un rilevante e delicato filone delle indagini. A cominciare da un’analisi della zona in cui si è consumata la tragedia: Sciannimanico è stato ucciso in via Tenente de Liguori, quartiere Japigia, da decenni feudo del clan Parisi, un tempo market a cielo aperto dell’eroina e ancora adesso area particolarmente appetita dalle cosche baresi anche perché secondo quanto emerso da numerose inchieste della Direzione distrettuale antimafia presenta varie opportunità nel riciclaggio di denaro sporco. Ma non è tutto. L’ufficio di Perilli è in una zona ad alto rischio e in queste ore viene passata al setaccio l’attività lavorativa del presunto mandante. Insomma il sospetto, ancora tutto da verificare, è che una comunanza di interessi tra Perilli e la criminalità del rione possa aver portato alla decisione di uccidere o comunque abbia contribuito a far scattare il via libera a un’azione di fuoco che ha attirato l’attenzione delle forze dell’ordine sul quartiere. Inoltre, non è ancora chiaro cosa abbia ricevuto il presunto esecutore materiale in cambio dell’omicidio: per il momento infatti non è emerso alcun passaggio di denaro. Ecco perché l’inchiesta adesso è concentrata proprio sugli interessi opachi che ruotano attorno al quartiere Japigia, affari di un certo peso che potrebbero essere celati oltre una facciata pulita. In questo contesto a tinte fosche la presenza di Sciannimanico, pronto a guidare una nuova agenzia immobiliare in grado di sottrarre fette di mercato a Perilli, poteva essere percepita come un ostacolo. E per questo - è l’ipotesi investigativa - il 28enne andava eliminato.
11 novembre 2015 | 09:04
Corriere del Mezzogiorno
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