Il Comune di Bari ha avviato l’iter procedurale per il rilascio dell’impianto sportivo da parte della Ssc Bari, dopo che la concessione è scaduta ufficialmente il 31 maggio scorso. Nessuna proroga in vista: Palazzo di Città non intende fare passi indietro.
Nel mezzo di questa situazione, si cerca però di salvare il salvabile sul fronte degli eventi già programmati. I quattro concerti in calendario — Vasco Rossi il 18 giugno, Eros Ramazzotti il 23 giugno, Max Pezzali il 5 luglio e Tiziano Ferro l’8 luglio — al momento non sarebbero in discussione e si lavora per confermarne lo svolgimento.
Sul fronte dei rapporti tra le parti, la situazione resta bloccata. L’incontro tra il sindaco Vito Leccese e Luigi De Laurentiis non è ancora stato calendarizzato dalla segreteria del primo cittadino: si attende che sia l’amministratore unico della Ssc Bari a farne richiesta formale. Intanto, dopo l’acceso scambio epistolare via pec che ha caratterizzato le ultime settimane, la distanza tra Comune e società rimane netta.

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Non si è ripreso dall’incidente che lo aveva travolto dieci giorni fa. Marios Oikonomou, ex difensore greco che nel 2018 aveva indossato la maglia del Bari, è morto nella tarda mattinata di oggi all’ospedale di Giannina, la città in cui era nato 33 anni fa.
Tutto era iniziato il 23 maggio scorso, quando Oikonomou era rimasto coinvolto in un grave scontro stradale in una via centrale di Giannina. Alla guida del suo scooter, si era scontrato con un’auto che stava tentando un’inversione di marcia. L’impatto era stato violento: l’ex difensore aveva riportato gravi lesioni alla testa, tanto da essere trasportato in codice rosso al Pronto Soccorso. I medici dell’Ospedale Universitario di Giannina lo avevano operato d’urgenza con un intervento di craniectomia decompressiva, ma le sue condizioni erano rimaste critiche. Da sabato scorso era ricoverato in terapia intensiva, dove purtroppo non ha mai mostrato segni di miglioramento.
Oikonomou aveva chiuso la sua carriera da calciatore nel 2024, con il Panaitolikos. Nel corso degli anni aveva militato in diverse squadre italiane oltre al Bari, e aveva vestito per sei volte la maglia della nazionale greca. Il suo percorso calcistico lo aveva portato anche all’Aek Atene e al Copenaghen, con cui aveva conquistato il titolo danese nel 2022. Dopo il ritiro, era tornato a vivere a Giannina, la stessa città in cui aveva mosso i primi passi da calciatore tra le fila del Pas, la squadra locale.

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Il futuro prossimo del Bari Calcio si tinge di giallo e si sposta, almeno momentaneamente, sull’asse della provincia. In queste ore frenetiche, la società biancorossa ha avviato i primi contatti ufficiali per sondare la disponibilità dello stadio Tonino D’Angelo di Altamura come possibile impianto ospitante per le partite interne del prossimo campionato. Una mossa strategica, ma che fotografa perfettamente il momento di massima tensione che si respira all’ombra del capoluogo pugliese.

La decisione del club dei De Laurentiis nasce da un vero e proprio scontro con il Comune di Bari sulla gestione del San Nicola. I nodi legati alla convenzione, ai costi di gestione e ai lavori di adeguamento della struttura hanno irrigidito le parti, portando la società a tutelarsi per evitare scenari catastrofici legati alla stessa sopravvivenza del club nel calcio professionistico.

La componente temporale, d’altronde, non concede repliche: la SSC Bari ha l’obbligo categorico di indicare un impianto di gioco entro il 29 maggio, termine perentorio fissato dai regolamenti federali. Per questa ragione, la dirigenza biancorossa ha chiesto informazioni dettagliate all’amministrazione comunale di Altamura e al club murgiano (milita in Serie C) per valutare attentamente sia i costi economici dell’operazione sia la reale fattibilità tecnica e logistica del Tonino D’Angelo.

Tuttavia, non si tratta ancora di un addio definitivo alla storica “Astronave” di Renzo Piano. Le norme federali lasciano infatti una preziosa finestra di manovra: la sede indicata in prima battuta potrà essere modificata entro il 16 giugno, che rappresenta il termine ultimo e perentorio per il completamento della domanda di iscrizione al prossimo campionato. La mossa-Altamura, di fatto, somiglia molto a un paracadute d’emergenza (dopo la forte pressione politica sul Comune) in attesa che si possa trovare un accordo definitivo per sbloccare la complessa situazione del San Nicola.

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È uno scambio di lettere duro, a tratti tagliente. Da una parte Luigi De Laurentiis, presidente della SSC Bari, che risponde alla comunicazione del sindaco difendendo la gestione societaria degli ultimi otto anni. Dall’altra il sindaco Vito Leccese, che replica senza giri di parole e mette sul tavolo questioni che vanno ben oltre la retrocessione in Serie C.
De Laurentiis nella sua lettera rivendica la solidità amministrativa del club, ricordando gli investimenti sullo stadio San Nicola — oltre un milione di euro l’anno in manutenzione ordinaria e un ulteriore milione in opere straordinarie — e sottolineando come la SSC Bari sia stata l’unica società a partecipare alle gare pubbliche per la gestione dell’impianto, sia nel 2019 che nelle scorse settimane. Il presidente contesta poi l’opportunità stessa della lettera del sindaco, definendo «davvero inusuale» che un’amministrazione comunale chieda conto del progetto sportivo a seguito di una retrocessione e arrivi a invitare formalmente un imprenditore a cedere un proprio asset. Chiede infine la lettera di disponibilità dello stadio entro il 29 maggio, termine imposto dalla Lega Italiana Calcio Professionistico per l’iscrizione al campionato di Serie C, avvertendo che un eventuale ritardo comporterebbe l’esclusione dalla competizione e la perdita del titolo sportivo.
La risposta di Leccese è netta: «Mi spiace molto trovare, nei toni e nei modi della Sua risposta, conferma di ciò che molti sospettavano, ossia la Sua totale estraneità rispetto alla città e la Sua completa indisponibilità a un confronto con la stessa amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto sportivo. Questo, mi consenta, è inaccettabile. Come Lei sa bene, non Le scrivo da tifoso deluso per una retrocessione, ma nella mia duplice veste di rappresentante della comunità e di responsabile di uno degli impianti sportivi più importanti d’Italia. La SSC Bari, come noto, è l’unica partecipante a una procedura che assegnerà lo stadio San Nicola per i prossimi 5 anni».
Il sindaco entra poi nel merito della questione societaria, ricordando che le norme federali — e non una valutazione personale — impongono l’alienazione del club entro il 2028: «Eppure, dal 2028, questa proprietà non potrà più gestire la squadra di calcio. Perché le norme federali, e non il Sindaco di Bari, impongono l’alienazione di questo “asset”, come, non a caso, Lei lo definisce. Ciò che Lei etichetta come “inusuale”, ossia il mio invito alla vendita, non è frutto di una valutazione personale. È la semplice traduzione delle regole. Non è dunque inusuale che io mi interessi alla vendita del Bari. È inusuale, piuttosto, che non se ne interessi Lei».
Leccese non risparmia un passaggio sui rapporti tra la proprietà e la tifoseria, citando esplicitamente le dichiarazioni pubbliche del padre di De Laurentiis, Aurelio, che aveva definito il Bari una «seconda squadra»: «Quelle parole non le ho dimenticate. E non le hanno dimenticate i baresi».
Sul tema dello stadio, il sindaco chiarisce la propria posizione: «Aggiungo, per chiarezza, che la normativa vigente non obbliga il Bari a indicare necessariamente il San Nicola come campo ospitante. Ci sono altri impianti in Puglia. Le suggerisco, considerata anche la procedura in corso, di valutare soluzioni alternative per non rischiare l’iscrizione al campionato. Non sarei disposto ad assumermi responsabilità che non mi appartengono».
La chiusura è affidata a una frase destinata a fare discutere: «Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città. Attendo il suo piano. A stretto giro».

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Rabbia, delusione, incredulità: sono solo alcuni degli stati d’animo che stanno pervadendo i tifosi del Bari in queste ore. La retrocessione in Serie C del club dei De Laurentiis rappresenta l’ennesimo schiaffo per una tifoseria che negli ultimi decenni ha dovuto subire le peggiori umiliazioni tra retrocessioni, fallimenti societari e l’onta del calcioscommesse.
Una stagione disastrosa quella conclusasi ieri sera al ‘Druso’, segnata da una serie infinita di errori e scelte sbagliate. Si è partiti dalla mancata conferma di Longo come allenatore, poi la scelta di puntare su Fabio Caserta e Vincenzo Vivarini per poi richiamare lo stesso tecnico piemontese. Come contorno, due sessioni di calciomercato fallimentari, soprattutto quella estiva che ha visto Giuseppe Magalini assoluto protagonista, ma in negativo.
Ma oltre alle scelte tecniche sbagliate, ci sono i macroscopici errori della proprietà biancorossa, a partire dal presidente Luigi De Laurentiis, che ha dimostrato, ancora una volta, di non possedere quelle doti manageriali e caratteriali per poter gestire un club di calcio come il Bari, soprattutto se da papà Aurelio arrivano pochi spiccioli per costruire una squadra in grado di ben figurare.
Il club dei De Laurentiis aveva rischiato grosso già due stagioni fa, quando riuscì a salvarsi per il rotto della cuffia nei playout contro la Ternana. Ma se in ogni stagione si inizia in ritardo la campagna acquisti, si punta su calciatori reduci da infortuni o da lunghi periodi di inattività e, soprattutto, si opta per la formula del prestito, è quasi scontato trovare difficoltà in ogni campionato. Senza dimenticare le esagerate e inutili rivoluzioni che puntualmente vengono fatte a fine torneo. Scelte che definire scellerate e incompetenti è riduttivo.
Come detto, queste sono ore molto tristi per gli innamorati del Bari. Sul forum di Orgogliobarese.it c’è...

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Nicola Lucarelli
Borderline24.com

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