«Panolada», poi Matarrése fugge via
Pareggio con i viola, gol di Ghezzal
Volano oggetti contro il patron che lascia lo stadio
Finisce 1-1: segna Gilardino, risponde l'algerino

BARI - Aria tesa e «panolada» al San Nicola. Stop al sostegno ad oltranza, il popolo biancorosso torna sul piede di guerra. Una posizione determinata da una stagione nerissima, intrisa di errori in serie e di umiliazioni senza fine, più che dal match contro la Fiorentina, nel quale il Bari, bene o male, mostra impegno e strappa un pari inutile per la classifica (la zona salvezza si allunga a -12), ma in grado almeno di salvare un briciolo di dignità.
IL TIFO - L'atmosfera è cupa fin dall'avvio e non poteva essere altrimenti al termine della settimana contraddistinta dalla forte contestazione ai giocatori. La Curva Nord non canta, ma espone un eloquente striscione: «Non siete degni di indossare la nostra, pezzi di m...». Piovono fischi sui giocatori biancorossi, dopo oltre due anni e mezzo non è nemmeno intonato l'inno ufficiale. Si gioca in un clima surreale, come se la gara fosse a porte chiuse. A far precipitare gli eventi ci pensa Gilardino che a metà del primo tempo porta in vantaggo i viola con un preciso diagonale. L'ennesimo ceffone in pieno viso di un'annata che proprio non riesce a regalare un sorriso. Il Bari in campo sbuffa e si sbatte alla caccia del pareggio. Ma ormai l'attenzione generale è sugli spalti. Nel secondo tempo da vari settori del San Nicola si alzano i vecchi cori contro la proprietà: l'invito a vendere la società pare quasi un'implorazione. Passa il tempo e si unisce ai canti anche la curva nord, finora in una posizione attendista. Al culmine dell'insofferenza si solleva persino la «panolada», ovvero la civile protesta di matrice spagnola effettuata con lo sventolio dei fazzoletti bianchi in segno di palese protesta.
LA FUGA DEL PATRON - In tribuna stampa, qualcuno usa toni forti contro il presidente Matarrése, vola persino qualche oggetto. Il massimo dirigente dei galletti non ci sta ed abbandona il San Niola in largo anticipo. A tre minuti dal termine il gran gol di Ghezzal fissa il pari. Ma persino la rete dei biancorossi (evento raro da queste parti) è accolta da fischi ed ingiurie. Ormai lo strappo è troppo netto. Due le possibili strade per tentare di ricucire. O la famiglia Matarrése decide di rilanciare con un progetto credibile ed improntato a riconquistare immediatamente la serie A ormai perduta, oppure l'attuale proprietà dovrà seriamente valutare l'ipotesi di passare il testimone. Nella speranza che qualcuno si faccia avanti con intenzioni serie.
Davide Lattanzi
28 febbraio 2011
Corriere del Mezzogiorno


